Apice la città fantasma molto vintage

Itinerario culturale

Questo è un’affascinante viaggio in una ghost town campana Apice.

 

Come arrivare: Autostrada A16 (uscita Benevento; immettersi poi sulla SP Appia e seguire indicazioni per Apice), da Napoli (autostrada per Bari; uscita Benevento; direzione Caianello; uscita Benevento Centro)

Durata itinerario:  3 – 4 ore

 

Apice era un paesino in provincia di Benevento che in seguito a due terremoti (1962 e 1980), fu abbandonato.
Il primo cittadino decise di ricostruire la città a pochi chilometri di distanza, sulla collina di fronte.

A mettere la parola fine ci pensarono i tecnici inviati dal ministero del Lavori Pubblici. Stando alle relazioni tecniche riferite dal sito del Comune, il pericolo crolli era troppo elevato e se ne ordinò “l’immediata evacuazione”. Solo in pochi riuscirono a restare in paese per qualche anno.
Circa 6.000 anime furono costrette a lasciare le loro abitazioni e trasferirsi nel nuovo centro abitato che prese il nome di Apice nuova. Dopo il terremoto del 1980 il paese divenne completamente deserto.

Un’ordinanza del Comune vieta l’accesso a causa dei continui cedimenti, ma basta scavalcare un paio di transenne per avere davanti una città fantasma.

Tutto è rimasto com’era. Il negozio di alimentari con la tabella disegnata a mano; la “Vetreria” ha il tavolo da lavoro occupato da una porta “in lavorazione” e attorno tutti gli arnesi dell’epoca; il becchino ha lasciato sull’uscio del negozio due piccole bare bianche quasi ultimate; il parrucchiere con i caschi per la permanente accanto alle poltroncine per le clienti; una piccola sala di registrazione di un gruppo musicale, la scuola.
Nei cortili dei palazzi sono ancora parcheggiate le auto, alcune schiacciate dal crollo dei tramezzi.
Alle finestre penzolano le tende, sui balconi ancora i vasi coi fiori. Tra le macerie si entra nelle case., ambienti per lo più rurali ma ci sono anche palazzi gentilizi come quello di Orlando Cantelmo, professore universitario e chirurgo del primo dopoguerra.
Le pareti splendono del giallo ocra dei parati, i soffitti con gli affreschi nel salone e nelle camere da letto sono integri.

In tutte le abitazioni c’è la testimonianza di usi e costumi del passato recente. Molti abiti pendono nei guardaroba, le tipiche cucine in muratura, gli elettrodomestici e i mobili degli anni ’60. Si scoprono istantanee di una vita interrotta, cartoline in bianco e nero che riprendono vita ogni volta che qualcuno entra, tocca, legge, respira.

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